Dimmi cosa tagghi e ti dirò chi sei
Maggio 30, 2008
No, ma, mi chiedevo: qualcuno ha mai pensato ad una lettura in chiave psicologica dei tag? Che con le tag cloud, secondo me, si fa ancora meglio. Per esempio, guardando la mia di cloud ho scoperto che ho scritto soprattutto di:
- francesca
- lavoro
- passioni/Milano
E poi le categorie: passioni e lavoro non hanno pari.
E allora ho pensato: se la preponderanza di “francesca” si spiega facilmente col mio egocentrismo, che ormai da anni ho riconosciuto e imparato ad accettare, mi incuriosisce la vicinanza tra “passioni” e “lavoro”. Forse perché quello che faccio per lavoro mi piace talmente tanto che è anche una passione?
Ho fatto una veloce, velocissima e poco approfondita ricerca on line e ho trovato solo questo che spiega la psicologia dei font (e comunque ho trovato interessante anche questo. Tanto per la cronaca, io, se solo fosse abbastanza chiaro da leggere, userei tutta la vita Arial Narrow…).
Quindi alla fine mi faccio un’autoanalisi e dico che, secondo me, i miei tag rivelano che sono una indefessa egocentrica, appassionata lavoratrice.
(e tanto per non smentirmi questo post lo taggo “francesca”!)
Che siccome che qua la situazione sta andando sempre peggio e qualcosa per questo nostro pianeta dovremo pur farlo, vi suggerisco di aderire anche voi a questa campagna tutta dedicata ai blog:
It’s that easy. Post the 350 Challenge badge on your site and we’ll offset 350 pounds of carbon in your name! 350 pounds! That’s like flicking off 100 lightbulbs for a day. Or going two full weeks without your car!
Che io nel mio piccolo qualcosa ci provo pure a farlo.
In Memory of Sydney Pollack…
Maggio 27, 2008
Oggi ho visto… (capitolo 2)
Maggio 26, 2008
Oggi ho visto la cima del Conero spuntare da un mare di nuvole, invece che dal solito Adriatico, e dietro una curva, scendendo da Recanati, i fuochi d’artificio sparati nel cielo sopra Osimo… o giù di lì.
19-24 Maggio, una settimana di notizie che non avremmo voluto
Maggio 24, 2008
Praticamente una settimana di silenzio… E ora? Potrei parlare di molte cose che ho appuntato mentalmente in questi sette giorni. Ad esempio di Mara Carfagna che non ha concesso il patrocinio del suo ministero al Gay Pride. Magari qualcuno le spiegherà, strada facendo, che cosa significano “pari opportunità”… ma visti i suoi compagni di governo ne dubito.
Oppure della neopresidente di Confindustria, che inizia il suo mandato con un morto sul lavoro. Un operaio schiacciato da un carico di tubi alla Marcegaglia di Casalmaggiore. E non è un buon inizio.
Potrei raccontarvi che una sera, guardando uno di quei quiz in tv, alla domanda su “cosa incantava col suo flauto il Pifferaio Magico“ nella famosa fiaba dei Fratelli Grimm il concorrente di turno ha risposto “non conosco molto le fiabe”. E potrei dirvi che ho provato tristezza per questa risposta, perché se non riusciamo a conservare quel poco della magia della nostra infanzia come si può affrontare il futuro? E renderlo bello per i nuovi bambini.
E’ successo anche che un ragazzo a Torino si è dato fuoco perché non gli avrebbero rinnovato il contratto a tempo. E il suo datore di lavoro, intervistato dal solito sconcertante Tg5, ha avuto il coraggio di fare questa agghiacciante dichiarazione: “io l’avevo assunto perché sembrava soffrire di un complesso d’inferiorità, quindi pensavo che non avrebbe creato problemi, invece si è rivelato diverso e allora ho deciso di licenziarlo”… Se siamo arrivati a questo punto, con assunzioni determinate da quanto si può sottomettere una persona ed esercitare autorità su di lei senza che crei problemi siamo davvero in un mondo in cui non sono fiera di vivere.
Questa settimana ho anche fatto più volte ricorso ad un farmaco antidolorifico… nonostante Mauro, molto protettivo, mi dica sempre di non esagerare e cerchi di convincermi a non prenderlo. E nei giorni scorsi si è letto che pare che siano state pagate mazzette per evitare controlli sull’Aulin. Mai approvato negli Stati Uniti e in Giappone, ritirato nel 2002 in Spagna e Finlandia e nel maggio 2007 in Irlanda, in Italia viene venduto regolarmente.
Io, comunque, sono ancora fiduciosa che si possa vivere in un mondo un pò migliore, e per infondere un pò di bontà vi segnalo questo.
Oggi ho visto…
Maggio 18, 2008
Oggi ho visto il cielo grigio e le foglie di un albero mosse dal vento, un artista di strada con cilindro nero e giacca rossa con le code che, appoggiato ad una panchina, caricava di sapone la boccetta per fare le bolle di sapone, la prima lucciola della stagione – e adesso si, è estate -, una bambina guardarmi dal lunotto della macchina di fronte alla mia, e lo abbiamo fatto tutti da piccoli, una volpe attraversarmi la strada andando verso Macerata, un polittico del Crivelli semplicemente imponente e una foto di una donna in controluce che corre sulla riva del mare.
Oggi ho visto un amico per la prima volta con la sua nuova ragazza, un ragazzo che un pò comincia a piacermi, un gruppo suonare swing per la strada e ho adorato il loro contrabbassista, e una fiammella al lato della strada sulla via da Macerata.
Gran parte di tutto questo è avvenuto mentre ascoltavo lui.
Volevo i pantaloni e anche la credibilità
Maggio 13, 2008
Non riesco ancora a capire se sono io ad essere estremamente sensibile sul tema, oppure se solo ora noto quanto maschilismo c’è in giro.
L’altro giorno, servizio del Tg5 delle 20.00 sul giuramento del nuovo governo Berlusconi. Il giornalista di turno dice, parlando delle nuove ministre: “tutte rigidamente in tailleur”. Un moto di rabbia mi scuote. Forse che ci si aspettava si presentassero vestite come le veline sul bancone di Striscia?? Ma poi riesce a fare ancora di peggio, con una frase agghiacciante: “e tutte in pantalone. Qualche commentatore ha detto che le nuove ministre hanno appena preso il potere e già imitano noi uomini”.
Un libro che speravo fosse obsoleto mi torna alla memoria “Volevo i pantaloni” di Lara Cardella. Evidentemente, e non solo in senso metaforico, una donna con i pantaloni per qualcuno è ancora una notizia.
E poi tante altre piccolezze, frasi dette senza nemmeno pensare, che dimostrano come il nostro modo di pensare – di uomini e donne – sia ancora inossidabilmente legato a stereotipi vecchi di cinquant’anni. Come oggi, corso di formazione in ufficio. Simulazione di tecniche di vendita. Un mio collega interpreta la parte di un imprenditore che deve organizzare un evento per i suoi agenti commerciali e gli esce un “saranno un centinaio di agenti, e vorrei estendere l’invito alle loro signore”… Non un più neutro “famiglie”, ma “signore”, come se fosse scontato che gli agenti fossero tutti uomini.
A volte penso che vorrei trasferirmi e vivere in una società meno maschilista e patriarcale della nostra, una società dove non si pensi che sia una notizia avere donne ministro, ma dove piuttosto la notizia sia che a loro sono stati affidati solo ministeri minori. E dove una donna non venga considerata inadatta a certe cose solo per il fatto di avere dei seni, ma nemmeno le vengano assegnati degli incarichi esclusivamente perché ha le ovaie. Niente quote rosa, solo vere pari opportunità. Ma chissà se Mara Carfagna – e non perché è bella, quindi necessariamente stupida, ma perché fino a due anni fa ha usato solo la sua bellezza – potrà essere una vera paladina.
Provincia vs Milano 1-0
Maggio 8, 2008
Varie volte, con varie persone, forse anche qui, ho parlato di quanto mi piace Milano e di quanto vorrei riuscire, un giorno, a trasferirmi lì per lavoro. Beh, oggi mi è successa una cosa che difficilmente potrebbe mai succedermi nella città. A Senigallia per una riunione da un cliente con il mio collega-capo, lungo la strada del ritorno il suddetto collega-capo si è ricordato che doveva fare la spesa per la famiglia. Tipo pane, latte e derivati. Quindi, cosa abbiamo fatto? Parcheggiata la macchina alle porte di un piccolo e caratteristico paese sulla via per l’entroterra siamo scesi alla ricerca di un forno e cose simili. C’è scappata anche una tappa al bar per un sorso di rum (e che ci fa se non erano nemmeno le 18.00!), poi giro al piccolo supermercato in centro per assicurare la cena al mio capo e famiglia e di nuovo verso l’ufficio.
Quando mai, in un pomeriggio di lavoro, ci scappa una mezz’ora di puro relax-gita turistica-commissioni casalinghe col proprio capo. Ma il mio capo è così, e mi piace anche per questo.
A Milano saranno pure votati al lavoro, ma lo siamo anche noi. Loro, però, riescono ad essere ancora così umani?










