Ci ho pensato tutto il tempo, da ieri sera fino ad ora, se scriverne o no. Ho deciso di si. Ieri sera sono stata al concerto di Giovanni Allevi allo Sferisterio. Tutto esaurito, o quasi, con un colpo d’occhio che dall’alto del loggione lasciava senza fiato. Da li su la vista è spettacolare, specialmente di notte. Si guardano negli occhi tutti i campanili di Macerata, e si misura tutta l’ampiezza della vallata intorno alla città, fino alle luci lontane di paesi indefiniti. Si vedono anche un paio di bracci di gru, ma se si punta un pò più in alto ci sono solo le stelle, ed è bellissimo.

Poi finalmente entra lui, Allevi. Come al solito in jeans, felpa e Converse. Ed è tutto un saltellare e correre sul palco. Parla con un filo di voce, sospirante, e introduce le sue canzoni. Si parte dal passato e per avere un vero tuffo al cuore devo aspettare fino a Go with the flow.

Poi l’orchestra, e vederlo dirigerla è forse l’esperienza più interessante del concerto. Danza con la bacchetta in mano e anche i suoi riccioli al vento danno il tempo ai musicisti. E anche se sentire la potenza di un’intera orchestra dà sempre un pò di brividi, la musica non mi entusiasma. E mi si drizzano i capelli quando suona il suo pezzo “jazz-non-jazz-in-cui-non-c’è-una-singola-nota-improvvisata“… Per la cronaca, nemmeno la presentazione è improvvisata, visto che anche ieri sera ha usato la stessa identica battuta del “permettete che mi tolga la felpa”.

Lui si guadagna comunque la sua standing ovation, perché sembra quasi impossibile dire qualcosa di meno che positivo su un conterraneo che saltella sui palchi di tutto il mondo. Ma bisogna riconoscerlo, alcune canzoni non sono che ripetizioni infinite di una stessa serie di note.

Ma io non sono un critico musicale, quindi…

Annunci

Semplice: convincere la tua amica a saltare l’indiano e optare per una appagante cena da Strabacco, accompagnata da una notevole bottiglia di vino bianco. Arrivare disturbando l’Oste mentre mangia, suscitando subito simpatia e un pizzico di imbarazzo per averlo beccato a bocca piena. Sperare che al tavolo di fianco si sieda una famiglia di turisti, presumibilmente olandesi o tedeschi, che non parlano una parola di italiano. Alla domanda dell’Oste rispondere senza indugio “Si, si, io conosco l’inglese!”. Avvicinarsi, quindi, al tavolo nel tentativo di tradurre il menù ai poveri turisti vegetariani, sorvolando sul fatto che non ricordate minimamente come si traducano le parole “orzo”, nè tantomeno “grano” o affini e dissimulando la difficoltà per spiegare la differenza tra una pizza e una piadina. Riuscire, in qualche modo, a fargli almeno ordinare da bere.

A quel punto l’Oste, per qualche strano motivo, vi sarà talmente grato da offrirvi il dessert, anche se voi deciderete di optare per una semplice fetta di ananas, dal momento che le olive ripiene di pesce e lo stoccafisso all’anconetana vi hanno seriamente messo a dura prova. Alla fine ringraziare cordialmente, prendere il baciamano dell’Oste, anche se voi – poco abituate a tali galanterie -, gli avete vigorosamente stretto la mano. Infine, dargli appuntamento al primo freddo per tornare a mangiare una fetta della sua ottima Sacher accompagnata da un buon vino e da un delicato fiore commestibile.

Siamo in ferie, finalmente… Oggi cocente giornata al mare con L’Imprenditrice e cotte e stanche di sole decidiamo per restarcene a casa stasera e riparlarne domani.

Però poi ci ricerchiamo in chat e continuiamo certi discorsi. Un paio di giorni fa una nostra amica ha compiuto 29 anni… e tra un paio di settimane mi aspettano 28 tirate d’orecchio… La vita scorre e ci ritroviamo trentenni, o quasi, ma non siamo ancora sicuri di essere pronti per questo. La stabilità economico-lavorativa è praticamente un miraggio… E quella affettiva non l’abbiamo mai incontrata. Oppure si, ma ci ha delusi e feriti e ora la temiamo.

Questa è anche l’estate di Nick Hornby. Oggi ho comprato “Non buttiamoci giù”, titolo profetico dei dicorsi in chat con L’Imprenditrice. Comprato a distanza di 24 ore da quando ho letto l’ultima parola di “Alta Fedeltà“.

Che per la cronaca è “metterci”. Certo non le dantesche “stelle”, ma sta per cosa mettere nella propria compilation. Capire, finalmente, cosa si ama, cosa si vuole, con cosa riempire la propria vita, il proprio futuro e la propria casa…

(E questo è volutamente incompleto, perchè così è anche la mia compilation)

Qualche settimana fa ero a poco più di 800 visite totali in questa “doveva-essere-una-prova-di-blog” e avevo cominciato a pensare di celebrare il momento in cui avrei raggiunto la visita numero 1000. Però in questi giorni tra il vacanziero e il lavorativo agli ultimi sgocciolamenti ho tralasciato molto il mio misero WordPress, e solo oggi, in preda alla smania di riempirmi in qualche modo l’ultima ora del penultimo giorno ante-ferie, ho visto a quante visite sono arrivata. 1013… Mannaggia, il traguardo da immortalare è già superato… e vabbé!

Però volevo celebrare lo stesso, e allora ecco una piccola carrellata di tanti 1013: