Questa non è una recensione

agosto 26, 2008

Ci ho pensato tutto il tempo, da ieri sera fino ad ora, se scriverne o no. Ho deciso di si. Ieri sera sono stata al concerto di Giovanni Allevi allo Sferisterio. Tutto esaurito, o quasi, con un colpo d’occhio che dall’alto del loggione lasciava senza fiato. Da li su la vista è spettacolare, specialmente di notte. Si guardano negli occhi tutti i campanili di Macerata, e si misura tutta l’ampiezza della vallata intorno alla città, fino alle luci lontane di paesi indefiniti. Si vedono anche un paio di bracci di gru, ma se si punta un pò più in alto ci sono solo le stelle, ed è bellissimo.

Poi finalmente entra lui, Allevi. Come al solito in jeans, felpa e Converse. Ed è tutto un saltellare e correre sul palco. Parla con un filo di voce, sospirante, e introduce le sue canzoni. Si parte dal passato e per avere un vero tuffo al cuore devo aspettare fino a Go with the flow.

Poi l’orchestra, e vederlo dirigerla è forse l’esperienza più interessante del concerto. Danza con la bacchetta in mano e anche i suoi riccioli al vento danno il tempo ai musicisti. E anche se sentire la potenza di un’intera orchestra dà sempre un pò di brividi, la musica non mi entusiasma. E mi si drizzano i capelli quando suona il suo pezzo “jazz-non-jazz-in-cui-non-c’è-una-singola-nota-improvvisata“… Per la cronaca, nemmeno la presentazione è improvvisata, visto che anche ieri sera ha usato la stessa identica battuta del “permettete che mi tolga la felpa”.

Lui si guadagna comunque la sua standing ovation, perché sembra quasi impossibile dire qualcosa di meno che positivo su un conterraneo che saltella sui palchi di tutto il mondo. Ma bisogna riconoscerlo, alcune canzoni non sono che ripetizioni infinite di una stessa serie di note.

Ma io non sono un critico musicale, quindi…

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