Chi SEO?

novembre 10, 2008

Queste settimane a lavoro sono state settimane di rinnovamento. Abbiamo lanciato il nuovo sito, che rivela una nuova concezione di noi stessi. In realtà credo che fosse già nella nostra natura, solo ora usiamo tutti gli strumenti per “metterci” in pratica.
E da adesso divento ufficialmente anche “aspirante community manager“, e linka che ti rilinka si arriva alla fonte del mio nuovo mantra. Si beh, che significa che sto imparando e presuppone già che l’obiettivo è chiaro e ben definito: diventare presto “a tutti gli effetti”.

E allora ho iniziato a infilare le mani in Google Analytics, a rovistare tra SEM e SEO e tutto il resto. E girovagando sono arrivata anche qui. Io non ne so mezza, ma se il quiz serve a capire quanto ne sai, magari serve anche a identificare i fondamentali da cui partire.

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Qualche settimana fa ero a poco più di 800 visite totali in questa “doveva-essere-una-prova-di-blog” e avevo cominciato a pensare di celebrare il momento in cui avrei raggiunto la visita numero 1000. Però in questi giorni tra il vacanziero e il lavorativo agli ultimi sgocciolamenti ho tralasciato molto il mio misero WordPress, e solo oggi, in preda alla smania di riempirmi in qualche modo l’ultima ora del penultimo giorno ante-ferie, ho visto a quante visite sono arrivata. 1013… Mannaggia, il traguardo da immortalare è già superato… e vabbé!

Però volevo celebrare lo stesso, e allora ecco una piccola carrellata di tanti 1013:

Così è, se vi pare

luglio 15, 2008

Leggere il blog di una persona che conosco solo via telefono e sentirla inspiegabilmente vicina. E leggere il blog di una persona che mi è stata vicinissima per cinque anni e vicina, nonostante la lontananza, per altri due e scoprire che ora, invece, la distanza che ci separa comincia ad essere più grande di quella geografica che c’è tra qui e Bruxelles.

E son cose strane quelle che succedono via web. Ma come dice La Mia Coinquilina, c’est la vie.

INTRO. Ringrazio Emanuele per l’invito a questo evento che con Open Knowledge ha creato una buona occasione per discutere in modo approfondito di tematiche che ci stanno a cuore, non sono mancati anche esempi concreti italiani ed esperienze di casi internazionali. Questa e’ l’ottima premessa iniziale: “L’Enterpise 2.0 si e’ imposta a livello internazionale come cambiamento radicale nel modo dioperare delle organizzazioni per potenziare l’innovazione, migliorare le performance, ridurre i costi, diffondere l’apprendimento, costruire appartenenza e motivazione”; e questi gli ottimi obiettivi iniziali: “una riflessione a 360° sugli impatti organizzativi e di business che l’Enterprise 2.0 introduce, un’esplorazione completa dei diversi ambiti di intervento dell’Enterprise 2.0 (tagging, blog, wiki, fedd, open innovation, widget), un taglio operativo focalizzato su casi applicativi e metologie/strumenti collaudati sul campo, l’ingaggio di speaker di primaria importanza a livello internazionale nei rispettivi ambiti di azione

FORUM CONTENT. PANEL 1: Un panorama sull’Enterprise 2.0 e sul suo valore strategico per le organizzazioni

* Passato e futuro a confronto. Le dinamiche tra generazioni nell’Enterprise 2.0 – Norman Lewis

Intervento denso di riflessioni di spessore con una visuale molto ampia che spazia dalla Generazione X alla Generazione Y … in pratica vedendo la tecnologia attraverso le generazione. Cercando di capire la Generazione dei Nativi Digitali con lo scopo di costruire una prolifica Enterprise 2.0 e non dimenticando di gestire il passaggio di paradigma culturale che la tecnologia sta portando con se. I gggiovani d’oggi approcciano alla tecnologia come ad un intensa esperienza, in cui cercano di esprimere una propria identita’ e relazionane, in questo senso le aziende si troveranno a gestire una generazione non abituata alla gerarchia.

* Non e’ (solo) tecnologia! l’Enterprise 2.0 come nuovo paradigma organizzativo e strategico – Emanuele Quintarelli.

Il titolo dell’intervento spiega perfettamente il focus dell’intervento di @absolutesubzerol’E 2.0 e’ nuovo paradigma organizzativo che provoca impatti reali e potenziali sull’attuale struttura organizzativa ed un cambio di mentalita’ aziendale. In questo contesto ci si interroga quale siano le cause che fanno morire un progetto … spesso emerge il tecnicismo e viene venduta all’azienda una soluzione informatica senza aver ben valutato la reale esigenza dell’azienda.

PANEL 2: Enterprise 2.0: Strumenti e storie di successo internazionali

* Costruire comunita’ web che aggiungono valore – David Terrar

Analisi dei fattori di successo nelle Community On-Line, in particolare tramite quali leve motivare i membri della comunità, come si può rendere democratica una community e su come valorizzare i contenuti persone. Ci si dovrà preparare a perdere il controllo, senza dimenticare di integrare la community con l’attivita’ strutturata dell’azienda.

* Analisi dei network sociali. Le conversazioni informali come asset tangibili per l’azienda – Laurence Lock Le

Questo intervento ha spiegato molto bene cosa sono e come possono essere utilizzate le reti sociali, identificando il valore delle relazioni anche fuori dai confini aziendali. Incamerando ed elaborando i dati sulle interazioni sociali.. che si possono trasformare in ottime informazioni rappresentate in esplicativi grafici.

* Coltivare Wiki per cambiare l’organizzazione ed aumentare i profitti – Stewart Mader

Concordo con il consiglio di Stewart: scegliere un dipartimento, che sara’ pilota del progetto, e poi chiedere ad ogni dipendente cosa cambierebbe nel proprio workflow. In particolare ha puntualizzato 8 buoni motivi per usare un wiki in azienda: Spaces, estensione virtuale di uno spazio fisico, Burn Raising quando qualcuno inizia un lavoro insieme, qualcuno aiuta l’altro, il wiki è il fulcro di un lavoro di squadra, Better meetings, Onboarding, spazio dove i collaboratori possono condividere le informazioni, Sharing, expertise & visibility, Security, sucurezza dei dati pubblicati su un wiki.

* Il “Social tagging” per liberare l’intelligenza collettiva – Thomas Vander Wal

* TamTamy: la risposta alle esigenze dell’Enterprise 2.0 Emanuela Spreafico
Slides

* “Thinking out of the inbox”: piu’ collaborazione riducendo le e-mail – Luis Suarez

Abile oratore, talk veramente empatico e ci ha fatto riflettere sul fatto che ormai non ha piu’ senso utilizzare l’ e-mail come strumento di lavoro in azienda, la Killer Application per antonomasia verrà soppiantata da strumenti sociali molto piu’ efficaci. La conoscenza sta nelle persone e non nelle e-mail.

* Consumerizzare i servizi aziendali per avvicinarsi ai propri clienti – Ran ShribmanWorklight

CASE HISTORY:

* L’esperienza IBM: I social media nell’azienda globale Dario de Judicibus

E’ necessaria la perdita di controllo da parte delle aziende che decidono di delegare, di affidare ai propri dipendenti maggiore autonomia e responsabilizzazione (delega = collaborazione).

* Casi italiani a confronto Andrea Ferri (Vodafone Italia), Diego Gianetti (BTicino), Stefano Schiavo (Lago)
Ottimi Case History

ENTERPRISE 2.0 @ WORK. Come portare l’Enterprise 2.0 nella tua organizzazione (Tutti i Relatori)

Qui si e’ messo ben in risalto il vero significato del termine Enterprise 2.0 cioe’ il cambiamento culturale aziendale nel condividere tutte le informazioni che poi verra’ supportato dalle tecnologie adatte a questa nuova filosofia. Inoltre spesso ci si dimentica il vero valore aggiunto risiede nelle singole persone che lavorano in azienda e la qualita’ delle connessioni che scaturiscono dalla condivisione delle informazioni.

IMHO. Una Full Immersion (7 ore) molto completa dal punto di vista dei contenuti sono stati affrontati tutti i molteplici aspetti …. sociali, tecnologici, organizzativi, generazionali, culturali; in conclusione sostengo che l’evento sia stato organizzato complessivamente bene, soprattutto e’ da elogiare la professionalita’ delle interpreti che hanno fatto una traduzione impeccabile nonostante la velocita’ forsennata con cui alcuni speaker hanno esposto i loro speach, l’unico appunto e’ che non sono riuscito a connettermi al wi-fi dell’universita’ dedicato agli ospiti… va bene le restrizioni della Legge Pisanu, ma proteggere la connessione con WPA-PSK con TKIP, Proxy dedicato, User & Pwd mi sembra un po’ eccessivo … inoltre un po’ d’aria condizionata non sarebbe guastata. 😉

Effettivamente durante l’evento ho fatto poco networking nonostante erano presenti molti Business Man con cui mi sarebbe piaciuto conversare… va beh…. intanto mi sono connesso su LinkedIn con tutti i relatori! 😉

RESOURCES: Summerize, Twemes, LinkedIn Group , FaceBook Group

Inoltre mi sembra degna di nota la conversazione nata dal post di Gianandrea piu’ di 20 commenti uno meglio dell’altro! 😀

EMANUELE QUINTARELLI ROCKS.Creando un’organizzazione dinamica possiamo rispondere piu’ facilmente all’imprevisto, e proprio i sistemi del web 2.0 sono i piu’ dinamici perche’ prendono forma in base all’uso che nefanno le persone. Questi temi sono entrati prepotentemente nell’azienda e di alcune di queste pratiche, come la Social Network Analysis, sentiremo parlare molto nei prossimi mesi

Ciao
4 EveR YounG

P.S.: Trovi il post di Francesca riguardo l’evento qui.

Ho un pò abbandonato questo spazio negli ultimi giorni. Tante cose questa settimana, tanta stanchezza che non riuscivo nemmeno a pensare qualcosa di senso compiuto da scrivere. Il massimo del pensiero che potevo elaborare era buono per Twitter, concentrato non oltre i 140 caratteri.

Stamattina, nonostante la nottataccia passata sulla poltrona, i nervi tesi che mi castigano, il lieve rincoglionimento mattutino e tutto il resto forse riesco a scrivere qualcosa.

Pensavo proprio a questo: l’impegno necessario per mantenere vivo e interessante un blog. Da qualche tempo sento tanto parlare di “blog”, “blogger”, “bloggisti”, “bloggari” e aspiranti tali. Tutti appassionati all’idea di poter entrare nella grande conversazione. Peccato che se alla metà di loro dici “grande conversazione” ti rivolgono uno sguardo perso… Difficile far capire che un blog ha bisogno di dedizione e impegno tanto quanto qualsiasi altra attività lavorativa. Difficile spiegare che il tempo per scrivere lo devi trovare… Ancora più difficile far capire che non si dovrebbe nemmeno parlare di “trovare il tempo di scrivere”, perché si presuppone che ci sia voglia di scrivere.

E quando uno ha voglia di qualcosa, il tempo di farla c’è sempre.

No, ma, mi chiedevo: qualcuno ha mai pensato ad una lettura in chiave psicologica dei tag? Che con le tag cloud, secondo me, si fa ancora meglio. Per esempio, guardando la mia di cloud ho scoperto che ho scritto soprattutto di:

  1. francesca
  2. lavoro
  3. passioni/Milano

E poi le categorie: passioni e lavoro non hanno pari.

E allora ho pensato: se la preponderanza di “francesca” si spiega facilmente col mio egocentrismo, che ormai da anni ho riconosciuto e imparato ad accettare, mi incuriosisce la vicinanza tra “passioni” e “lavoro”. Forse perché quello che faccio per lavoro mi piace talmente tanto che è anche una passione?

Ho fatto una veloce, velocissima e poco approfondita ricerca on line e ho trovato solo questo che spiega la psicologia dei font (e comunque ho trovato interessante anche questo. Tanto per la cronaca, io, se solo fosse abbastanza chiaro da leggere, userei tutta la vita Arial Narrow…).

Quindi alla fine mi faccio un’autoanalisi e dico che, secondo me, i miei tag rivelano che sono una indefessa egocentrica, appassionata lavoratrice.

 

(e tanto per non smentirmi questo post lo taggo “francesca”!)

Che siccome che qua la situazione sta andando sempre peggio e qualcosa per questo nostro pianeta dovremo pur farlo, vi suggerisco di aderire anche voi a questa campagna tutta dedicata ai blog:

It’s that easy. Post the 350 Challenge badge on your site and we’ll offset 350 pounds of carbon in your name! 350 pounds! That’s like flicking off 100 lightbulbs for a day. Or going two full weeks without your car!

Che io nel mio piccolo qualcosa ci provo pure a farlo.