Traslochi

aprile 10, 2009

Ti rendi conto che ormai sei vecchia quando non sei più tu ad andare a suonare dal vicino per farti ridare la palla finita nel suo giardino, ma sono i bambini dei vicini a venire a citofonare te.

E ti rendi conto che ormai sei vecchia quando i bambini dei vicini che vengono a riprendersi la palla ti danno pure un po’ fastidio.

Si cresce, inesorabilmente. E anche se tu vorresti ignorarlo, sono tutti quelli intorno a te che te lo ricordano. Come per questo blog, che è stato spinto a cambiare casa.

Non è ancora tutto a posto. Devo atttaccare le tende, appendere qualche quadro, comprare qualche cuscino per stare più comodi sul divano, però intanto veniamo a viverci va’.

Giuro che se vi cade la palla da questa parte non ve la buco. Non sono ancora così vecchia.

Oggetti smarriti

febbraio 1, 2009

Oggi, dopo mesi, ho lavato la mia Micra. Dentro e fuori.

Da sotto il sedile sono riemersi: un pacchetto mezzo pieno di sigarette, tre bustine di antinfiammatorio, un naso rosso da clown, una penna usb da 128mb, 4 euro in monete e un anello.

Invece il pallone da basket e il pelouche del cammello ce li avevo lasciati di proposito.

Clima temperato

gennaio 11, 2009

Ad un certo punto arriva sempre. Quel momento, senza segnali e senza cause scatenanti apparenti, ogni volta arriva. Nel pieno dell’inverno, che ami, per il suo freddo, i suoi maglioni caldi, le serate davanti al camino, le sciarpe passate due volte intorno al collo per riscaldarti mentre passeggi nel freddo e nella nebbia, per le luci del Natale, per il mare increspato e la neve fuori dalla finestra.

Per me quel momento è arrivato ieri sera, nel mezzo di una cena in una città portuale. D’un colpo mi son ritrovata a pensarlo.

Che ho voglia d’estate.
il sole dell'amore

E puntuale come ogni anno arriva il Natale.

Persone maldestre addobbano i loro balconi con Babbi Natali penzolanti o con luminarie arruffate. Mia mamma fa l’albero e il presepe, che un colpo al cerchio e uno alla botte non ha mai fatto male a nessuno. Mia sorella torna a casa per le feste ed inizia ad impastare cappelletti e lasagne, e tagliatelle e dolci… E prepara Bellini e taglia l’ananas in scenografiche barchette, che lei sì che è sempre stata una donna “da sposare”. E mio padre sta in poltrona e finalmente, per due giorni all’anno, ozia e si riposa e guarda la tv e legge un libro. E lo capisci che l’intenzione è quella di non far nulla, perché la mattina del primo giorno di ferie, quando esce per comprare i soliti tre giornali, torna anche con La Settimana Enigmistica, che, insomma, significa cazzeggio. E per me arriva la noia, che durante l’anno non la sento quasi mai. Non così pervasiva, che sembra ti sia seduta a fianco in poltrona. Pomeriggi da passare in casa, perché a Natale si fa così, e da passare a chiedersi cosa fare.

E allora adotto il metodo “About a Boy” per riempirmi le giornate. E 30 minuti li dedico al parrucchiere, che se non ci vado alle 7 di sera della vigilia di Natale non ci vado mai. 30 minuti a mettermi lo smalto alle unghie, che ci vuol precisione per compensare l’incapacità. 30 minuti per tenermi al passo con le letture di tutti i giornaletti femminili che mi porto a casa dall’ufficio ma che poi non sfoglio mai. 15 minuti per scrivere un post e altri 15 per leggere quelli degli altri. 30 minuti a chattare con un amico di un futuro molto prossimo e altri 30 a chattare con un’amica per decidere dove, come e quando scappare da pranzi e cene e lunghe giornate coi parenti.  15 minuti per rispondere alla telefonata di rito del tipo che ogni anno a Natale si ricorda di me e mi invita, per qualche incomprensibile motivo, in Sicilia (“dai, un paio di giorni, che ci divertiamo”). Altri 15 minuti servono per spiegargli che se non ho sentito la sua mancanza durante gli ultimi 12 mesi significa che può tranquillamente tenersi Taormina e buttare il mio numero.

E 15 minuti per fare questo!

fff

Buon divertimento durante queste vacanze!

Pensieri confusi

dicembre 11, 2008

brux_08

Certe volte la mattina, quando non avevo lezione, uscivo di casa con la mia musica nelle orecchie, la sciarpa intorno al collo, la borsa a tracolla, le mani sprofondate nelle tasche e il giornale sotto il braccio e andavo a piedi fino al parco in piazzale della Vittoria. Mi piaceva camminare sola, con il vento freddo in faccia e col sole che lo contrastava. E la musica, per riflettere o per non pensare. Era un periodo malinconico, degli ultimi mesi a Forlì, prima della laurea, prima di lasciare un pezzo della mia vita di quegli ultimi 5 anni, il nido sicuro delle aule di università e una città che mi aveva adottato con gentilezza.

Al parco sedevo al sole, sulla panchina più lontana dal lago con i cigni, dal gruppetto di anziani che giocavano a carte e dai ragazzi che avevano saltato la scuola per star lì a parlare e sentirsi grandi. Leggevo dalla prima all’ultima riga, che mi serviva per assaporare il giorno, uscire dalla mia vita, essere fuori da tutto. La musica nelle orecchie a schermare i rumori e le pagine del giornale a farmi da barriera, da scudo, da mantello. Poi, arrivata all’ultima pagina dell’ultimo giornale, mi alzavo, tornavo verso casa, guardando la città, il cielo, la nebbia che scendeva, o il pino addobbato per Natale in piazza Saffi, o la fine dell’inverno e i primi soli di primavera.

Poi è arrivata l’estate, ho chiuso tutto in scatoloni e quella vita l’ho lasciata. E non avevo quasi più ripensato a questi momenti fino a oggi, quando uscita dall’ufficio, nel pieno della mia nuova realtà, con un pò di dubbi nella testa, la stanchezza sulle spalle, meno spensieratezza e solo un pò più di saggezza, ma sempre con nelle orecchie la mia musica, ho ascoltato il nuovo Vinicio e una canzone mi ha riportato indietro.

Le frenate degli aerei in cielo
mi fanno l’occhiolino
è qualcuno che mi pensa da vicino
la sola nuvola di questo mattino

(…)

Non si è fatti per stare a soffrire
andarsene se è ora di finire
affidarsi alla vita senza più timore
amare con chi sei
o dare a chi ti da’
e non desiderare sempre e solo
quello che se ne va..

Ho visto uno stormo di uccelli disegnare coreografie nel cielo e un cielo stellato di una notte tanto mite che sembra di primavera. Ho visto una persona considerarsi meno di niente e cercare un modo per superare un momento complicato… forse trovarlo o, forse, solo non pensarci per un pò. Ho visto una valigia piena di musica e forse anche di tutti i sogni, i pensieri e i ricordi che ogni canzone si porta dietro. Ho visto un ragazzo che cerca di farsi il suo spazio nel mondo trovarlo in un teatro di provincia dove il numero di poltrone occupate è minore dei chilometri che ha dovuto fare per raggiungerlo.

Ho visto, dopo tanto, un vecchio amico. Stretto, dopo tanto, le sue mani. Ascoltato, dopo tanto, la sua voce. Scrutato, dopo tanto, nei suoi occhi. Baciato, dopo tanto, la sua pelle e continuato a sentire, dopo tanto che se ne era andato, il suo profumo familiare, rassicurante, incredibilmente disarmante.