Siamo in ferie, finalmente… Oggi cocente giornata al mare con L’Imprenditrice e cotte e stanche di sole decidiamo per restarcene a casa stasera e riparlarne domani.

Però poi ci ricerchiamo in chat e continuiamo certi discorsi. Un paio di giorni fa una nostra amica ha compiuto 29 anni… e tra un paio di settimane mi aspettano 28 tirate d’orecchio… La vita scorre e ci ritroviamo trentenni, o quasi, ma non siamo ancora sicuri di essere pronti per questo. La stabilità economico-lavorativa è praticamente un miraggio… E quella affettiva non l’abbiamo mai incontrata. Oppure si, ma ci ha delusi e feriti e ora la temiamo.

Questa è anche l’estate di Nick Hornby. Oggi ho comprato “Non buttiamoci giù”, titolo profetico dei dicorsi in chat con L’Imprenditrice. Comprato a distanza di 24 ore da quando ho letto l’ultima parola di “Alta Fedeltà“.

Che per la cronaca è “metterci”. Certo non le dantesche “stelle”, ma sta per cosa mettere nella propria compilation. Capire, finalmente, cosa si ama, cosa si vuole, con cosa riempire la propria vita, il proprio futuro e la propria casa…

(E questo è volutamente incompleto, perchè così è anche la mia compilation)

Ho un pò abbandonato questo spazio negli ultimi giorni. Tante cose questa settimana, tanta stanchezza che non riuscivo nemmeno a pensare qualcosa di senso compiuto da scrivere. Il massimo del pensiero che potevo elaborare era buono per Twitter, concentrato non oltre i 140 caratteri.

Stamattina, nonostante la nottataccia passata sulla poltrona, i nervi tesi che mi castigano, il lieve rincoglionimento mattutino e tutto il resto forse riesco a scrivere qualcosa.

Pensavo proprio a questo: l’impegno necessario per mantenere vivo e interessante un blog. Da qualche tempo sento tanto parlare di “blog”, “blogger”, “bloggisti”, “bloggari” e aspiranti tali. Tutti appassionati all’idea di poter entrare nella grande conversazione. Peccato che se alla metà di loro dici “grande conversazione” ti rivolgono uno sguardo perso… Difficile far capire che un blog ha bisogno di dedizione e impegno tanto quanto qualsiasi altra attività lavorativa. Difficile spiegare che il tempo per scrivere lo devi trovare… Ancora più difficile far capire che non si dovrebbe nemmeno parlare di “trovare il tempo di scrivere”, perché si presuppone che ci sia voglia di scrivere.

E quando uno ha voglia di qualcosa, il tempo di farla c’è sempre.

Provincia vs Milano 1-0

maggio 8, 2008

Varie volte, con varie persone, forse anche qui, ho parlato di quanto mi piace Milano e di quanto vorrei riuscire, un giorno, a trasferirmi lì per lavoro. Beh, oggi mi è successa una cosa che difficilmente potrebbe mai succedermi nella città. A Senigallia per una riunione da un cliente con il mio collega-capo, lungo la strada del ritorno il suddetto collega-capo si è ricordato che doveva fare la spesa per la famiglia. Tipo pane, latte e derivati. Quindi, cosa abbiamo fatto? Parcheggiata la macchina alle porte di un piccolo e caratteristico paese sulla via per l’entroterra siamo scesi alla ricerca di un forno e cose simili. C’è scappata anche una tappa al bar per un sorso di rum (e che ci fa se non erano nemmeno le 18.00!), poi giro al piccolo supermercato in centro per assicurare la cena al mio capo e famiglia e di nuovo verso l’ufficio.
Quando mai, in un pomeriggio di lavoro, ci scappa una mezz’ora di puro relax-gita turistica-commissioni casalinghe col proprio capo. Ma il mio capo è così, e mi piace anche per questo.
A Milano saranno pure votati al lavoro, ma lo siamo anche noi. Loro, però, riescono ad essere ancora così umani?

Di ritorno dal Cibus

maggio 7, 2008

Ho appena finito di ascoltare la lista dei ministri del nuovo governo Berlusconi, e per dimenticare alcune nomine da brivido preferisco ripensare agli ultimi due giorni al Cibus di Parma al seguito di un cliente. Un’esperienza nuova, la prima grande fiera per me e devo dire che posso essere ben soddisfatta.
Ci sono arrivata un pò preoccupata, per il poco tempo che ero riuscita a dedicare alla preparazione, per le alte aspettative del mio cliente, per la paura di dover fare tutto da sola e non riuscirci. Invece, un pò grazie alla fortuna, un pò grazie al mio collega accorso in mio aiuto, un pò per la nostra bravura, abbiamo infilato contatti di altissimo livello uno dietro l’altro. Totale di 6 troupe tv portate allo stand, di cui 5 nazionali. Niente male. Cliente contento, colleghi pure.
Tutto intorno anche l’opportunità di vedere posti nuovi d’Italia che non fa mai male. Salsomaggiore, dove avevamo l’hotel. Un pò dormiente come città, rilassata come le persone che escono dalle sue terme, ferma ad un tempo passato. Comunque quasi romantica, sicuramente retrò, con i suoi sprazzi di liberty qua e là.
Per la cena, invece, nella vicina Fidenza. Un paese che è un gioiellino, pulita, ordinata, curata, tenuta benissimo. Una cattedrale imponente e stranamente custodita in una piccola piazzetta laterale. E proprio lì di lato la trattoria gestita dalla sorella di Gene Gnocchi e da suo fratello. Due persone squisite, come i loro piatti, che scherzano con tutti, si soffermano a chiacchierare ai tavoli anche dei clienti mai visti e di passaggio facendoli sentire come nella trattoria dietro casa.

Pronti, Cibus, Via!

maggio 2, 2008

Mi preparo alla partenza per il Cibus di Parma. Sono un pò agitata, avrei voluto preparare meglio questa fiera, arrivarci preparata, rilassata, pronta a tutto il lavoro che mi aspetterà. Invece il lavoro che mi bussava alla porta qui mi ha tenuto troppo impegnata per fare quello che avrei voluto.
Certo, questa adrenalina mi darà la spinta giusta per fare scintille, ormai mi conosco. Speriamo di fare bene.
Magari al mio ritorno, mercoledì, racconterò cos’è successo.
Per il momento mi godo questo resto di “ponte del primo maggio” e mi riposo un pò.

Traslochi

aprile 23, 2008

Interessante cercare di capire perché mi sono sentita strappare via qualcosa quando oggi mi hanno comunicato che da domani dovrò cambiare postazione in ufficio. Cambio di scrivania, cambio di stanza, cambio di computer, cambio di compagni di stanza, cambio di prospettiva visiva…

Non so, sono affezionata alla mia postazione, è sempre stata quella da quando ho fatto il salto da stagista a account. E’ vero, molte volte l’ho odiata quella postazione, perché era nel mezzo del passaggio di tutti, e ci avevo messo mesi a trovare un mio modo di organizzarmi per sgomberare la scrivania.

Da domani, invece, faccio cambio con un mio collega. Passo nell’altra stanza, quella che dà sul retro, quella buia, più incasinata, più soffocante. Passo nella postazione nell’angolo, quella con la libreria e le mensole che incombono dietro… per me che ho bisogno di aria, di spazio, di luce, di respiro.