Praticamente una settimana di silenzio… E ora? Potrei parlare di molte cose che ho appuntato mentalmente in questi sette giorni. Ad esempio di Mara Carfagna che non ha concesso il patrocinio del suo ministero al Gay Pride. Magari qualcuno le spiegherà, strada facendo, che cosa significano “pari opportunità”… ma visti i suoi compagni di governo ne dubito.

Oppure della neopresidente di Confindustria, che inizia il suo mandato con un morto sul lavoro. Un operaio schiacciato da un carico di tubi alla Marcegaglia di Casalmaggiore. E non è un buon inizio.

Potrei raccontarvi che una sera, guardando uno di quei quiz in tv, alla domanda su “cosa incantava col suo flauto il Pifferaio Magico” nella famosa fiaba dei Fratelli Grimm il concorrente di turno ha risposto “non conosco molto le fiabe”. E potrei dirvi che ho provato tristezza per questa risposta, perché se non riusciamo a conservare quel poco della magia della nostra infanzia come si può affrontare il futuro? E renderlo bello per i nuovi bambini.

E’ successo anche che un ragazzo a Torino si è dato fuoco perché non gli avrebbero rinnovato il contratto a tempo. E il suo datore di lavoro, intervistato dal solito sconcertante Tg5, ha avuto il coraggio di fare questa agghiacciante dichiarazione: “io l’avevo assunto perché sembrava soffrire di un complesso d’inferiorità, quindi pensavo che non avrebbe creato problemi, invece si è rivelato diverso e allora ho deciso di licenziarlo”… Se siamo arrivati a questo punto, con assunzioni determinate da quanto si può sottomettere una persona ed esercitare autorità su di lei senza che crei problemi siamo davvero in un mondo in cui non sono fiera di vivere.

Questa settimana ho anche fatto più volte ricorso ad un farmaco antidolorifico… nonostante Mauro, molto protettivo, mi dica sempre di non esagerare e cerchi di convincermi a non prenderlo. E nei giorni scorsi si è letto che pare che siano state pagate mazzette per evitare controlli sull’Aulin. Mai approvato negli Stati Uniti e in Giappone, ritirato nel 2002 in Spagna e Finlandia e nel maggio 2007 in Irlanda, in Italia viene venduto regolarmente.

Io, comunque, sono ancora fiduciosa che si possa vivere in un mondo un pò migliore, e per infondere un pò di bontà vi segnalo questo.

Non riesco ancora a capire se sono io ad essere estremamente sensibile sul tema, oppure se solo ora noto quanto maschilismo c’è in giro.

L’altro giorno, servizio del Tg5 delle 20.00 sul giuramento del nuovo governo Berlusconi. Il giornalista di turno dice, parlando delle nuove ministre: “tutte rigidamente in tailleur”. Un moto di rabbia mi scuote. Forse che ci si aspettava si presentassero vestite come le veline sul bancone di Striscia?? Ma poi riesce a fare ancora di peggio, con una frase agghiacciante: “e tutte in pantalone. Qualche commentatore ha detto che le nuove ministre hanno appena preso il potere e già imitano noi uomini”.

Un libro che speravo fosse obsoleto mi torna alla memoria “Volevo i pantaloni” di Lara Cardella. Evidentemente, e non solo in senso metaforico, una donna con i pantaloni per qualcuno è ancora una notizia.

E poi tante altre piccolezze, frasi dette senza nemmeno pensare, che dimostrano come il nostro modo di pensare – di uomini e donne – sia ancora inossidabilmente legato a stereotipi vecchi di cinquant’anni. Come oggi, corso di formazione in ufficio. Simulazione di tecniche di vendita. Un mio collega interpreta la parte di un imprenditore che deve organizzare un evento per i suoi agenti commerciali e gli esce un “saranno un centinaio di agenti, e vorrei estendere l’invito alle loro signore”… Non un più neutro “famiglie”, ma “signore”, come se fosse scontato che gli agenti fossero tutti uomini.

A volte penso che vorrei trasferirmi e vivere in una società meno maschilista e patriarcale della nostra, una società dove non si pensi che sia una notizia avere donne ministro, ma dove piuttosto la notizia sia che a loro sono stati affidati solo ministeri minori. E dove una donna non venga considerata inadatta a certe cose solo per il fatto di avere dei seni, ma nemmeno le vengano assegnati degli incarichi esclusivamente perché ha le ovaie. Niente quote rosa, solo vere pari opportunità. Ma chissà se Mara Carfagna – e non perché è bella, quindi necessariamente stupida, ma perché fino a due anni fa ha usato solo la sua bellezza – potrà essere una vera paladina.