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giugno 14, 2008

Sentite, sarà il vino, sarà la stanchezza, sarà che non ho più freni inibitori dopo questa serata… però mi frullano in testa un sacco di cose.

Si è mai completamente soddisfatti di quello che si fa?

Come si riesce a contenere l’isterismo dilagante?

La vita di coppia è una necessità dell’uomo oppure sono le convenzioni sociali che ti fanno sentire inadeguato se non hai una storia seria, duratura, moralmente accettabile e non importa se non completamente appagante?

Perché una donna non può dire certe cose, avere certi pensieri, permettersi certe battute, senza essere considerata sconveniente?

Come fanno certe persone a costruire relazioni intense, durature, amorevoli, sentimentalmente profonde?

Perché persone che non vorresti vedere più sai che faranno ancora parte delle tue giornate e altre che hanno portato scompiglio, divertimento, convidisione e complicità nella tua vita escono irrimediabilmente di scena sul più bello?

Io non trovo risposte a queste domande… quindi scusate lo sfogo assolutamente inconcludente!

Non riesco ancora a capire se sono io ad essere estremamente sensibile sul tema, oppure se solo ora noto quanto maschilismo c’è in giro.

L’altro giorno, servizio del Tg5 delle 20.00 sul giuramento del nuovo governo Berlusconi. Il giornalista di turno dice, parlando delle nuove ministre: “tutte rigidamente in tailleur”. Un moto di rabbia mi scuote. Forse che ci si aspettava si presentassero vestite come le veline sul bancone di Striscia?? Ma poi riesce a fare ancora di peggio, con una frase agghiacciante: “e tutte in pantalone. Qualche commentatore ha detto che le nuove ministre hanno appena preso il potere e già imitano noi uomini”.

Un libro che speravo fosse obsoleto mi torna alla memoria “Volevo i pantaloni” di Lara Cardella. Evidentemente, e non solo in senso metaforico, una donna con i pantaloni per qualcuno è ancora una notizia.

E poi tante altre piccolezze, frasi dette senza nemmeno pensare, che dimostrano come il nostro modo di pensare – di uomini e donne – sia ancora inossidabilmente legato a stereotipi vecchi di cinquant’anni. Come oggi, corso di formazione in ufficio. Simulazione di tecniche di vendita. Un mio collega interpreta la parte di un imprenditore che deve organizzare un evento per i suoi agenti commerciali e gli esce un “saranno un centinaio di agenti, e vorrei estendere l’invito alle loro signore”… Non un più neutro “famiglie”, ma “signore”, come se fosse scontato che gli agenti fossero tutti uomini.

A volte penso che vorrei trasferirmi e vivere in una società meno maschilista e patriarcale della nostra, una società dove non si pensi che sia una notizia avere donne ministro, ma dove piuttosto la notizia sia che a loro sono stati affidati solo ministeri minori. E dove una donna non venga considerata inadatta a certe cose solo per il fatto di avere dei seni, ma nemmeno le vengano assegnati degli incarichi esclusivamente perché ha le ovaie. Niente quote rosa, solo vere pari opportunità. Ma chissà se Mara Carfagna – e non perché è bella, quindi necessariamente stupida, ma perché fino a due anni fa ha usato solo la sua bellezza – potrà essere una vera paladina.